Valentina Brunello, Monika Bulaj, Guido Cecere, Walter Criscuoli, Massimo Crivellari, Sergio Culot, Ulderica Da Pozzo, Maurizio Frullani, Cesare Genuzio, Fabio Giacuzzo, Arnaldo Grundner, Daniele Indrigo, Lorella Klun, Roberto Kusterle, Luca Laureati, Pierpaolo Mittica, Mauro Paviotti, Adriano Perini, Fabio Rinaldi, Giancarlo Rupolo, Sergio Scabar, Mario Sillani Djerrahian, Enzo Tedeschi, Stefano Tubaro: sono loro i ventiquattro protagonisti della mostra, tra i migliori nomi della fotografia di ricerca, d'arte, reportage, studio accademico, documentazione storica, industriale ed urbanistica, editoria e pubblicità che hanno prestato la loro ispirazione al tema del Tempo.
Eppure non c'è, tra questi autori, nessun “laudator temporis acti”, come diceva il poeta latino Orazio molti secoli fa. Non c'è rimpianto o dolore per il passato, non c'e “tempo” per la nostalgia di ciò che è stato. Anche se compaiono delle immagini dove il succedersi delle generazioni, di un “prima” e di un “dopo” ha ispirato gli autori (Kusterle, Criscuoli), questo è più un tempo della memoria, del guardare indietro solo nella prospettiva di ciò che è qui ora e di ciò che verrà: i volti dei bambini diventano o si confondono con quelli degli adulti e dei vecchi, nel ciclo continuo della vita e del mondo di fuori.
Poi c'è un tempo della natura, fatto di silenzi e di pause: la lumaca (Brunello), la neve e il disfacimento (Crivellari), la trasparenza dell'acqua (Culot), ma anche la luce immobile che suggerisce forse un caldo pomeriggio d'estate (Da Pozzo), come quel “meriggiare pallido e assorto / presso un rovente muro d'orto […] andando nel sole che abbaglia” di un altro poeta che amava riflettere senza veli sulla vita e i suoi attimi fuggenti (Eugenio Montale).
E c'è un tempo della fantasia, come quello di improbabili picchi montani (Sillani) o del gioco di finti luna-park di provincia (Tedeschi), dell'eterno femminino (Klun), dell' “umano, troppo umano” (Cecere), del gusto per il “coup de théâtre” (Frullani), che non a caso chiude la sequenza, interrogandoci su cosa può esserci “oltre” questa strana visione che forse non legge il passato, ma ciò che deve ancora venire, muta sibilla di ciò che sarà, voltata l'ultima pagina.
L'autunno è invece il periodo dell'operosità, dell'ingegno e del “tempo ritrovato”: le arti (la musica di Indrigo), l'arguta riflessione (la macchina per scrivere di Genuzio), il presente ciclico delle relazioni quotidiane (Giacuzzo), scatti tra i quali spunta però, ombra tra le ombre, l'inesorabile scorrere della sabbia nella clessidra (Scabar), che nessuna scienza o umana “enciclopedica” conoscenza potrà mai fermare né rallentare.
E però la clessidra si può capovolgere, e tutto può ricominciare. “Volta la carta” cantava De Andrè, e c'è “il fante di cuori”, oppure una “sposa che canta vittoria / chiama i ricordi col loro nome / volta la carta e finisce in gloria”.
FOTOGRAFARE IL TEMPO
mostra fotografica nel foyer del Teatro Verdi di Pordenone con opere di:
Valentina BRUNELLO, Monika BULAJ, Guido CECERE, Walter CRISCUOLI, Massimo CRIVELLARI, Sergio CULOT, Ulderica DA POZZO, Maurizio FRULLANI, Cesare GENUZIO, Fabio GIACUZZO, Arnaldo GRUNDNER, Daniele INDRIGO, Lorella KLUN, Roberto KUSTERLE, Luca LAUREATI, Pierpaolo MITTICA, Mauro PAVIOTTI, Adriano PERINI, Fabio RINALDI, Giancarlo RUPOLO, Sergio SCABAR, Mario SILLANI DJERRAHIAN, Enzo TEDESCHI, Stefano TUBARO
dal 21 dicembre 2011 al 25 gennaio 2012
visitabile negli orari di apertura del Teatro, con ingresso libero
vernice: mercoledi 21 dicembre 2001 - ore 18.30
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Info: Teatro Comunale Giuseppe Verdi
piazza XX settembre - Pordenone
tel. 0434 247624 - mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
www.comunalegiuseppeverdi.it

















































































































































