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Username

mimmo

Nome

Mimmo

Cognome

Di Caterino

Settore artistico

Arte figurativa contemporanea

Biografia artista

Biografia artista

LA PECORA NERA

“Un artista che, col sistema in ogni sua forma, ha un deciso attrito, è Domenico detto Mimmo Di Caterino. 

Proveniente da Napoli e dalla sua Accademia e trapiantato saldamente in Sardegna, egli ha un curriculum esemplare in fatto di scontri e opposizioni al sistema dell’arte ufficiale. 

Pittore, performer, scultore, aizzatore di coscienze, poeta e prosatore di verità scomode, Di Caterino è la classica pecora nera che ogni sistema dell’arte che si rispetti deve possedere per non soccombere al pericolo degli standard e della normalizzazione. Insomma un artista fuori dalle righe, dai canoni e da ogni classificazione che opera spesso in sinergia con la compagna e artista Barbara Ardau”.

Barbara Picci, testo tratto da “I Sensi dell’arte”, Videolina.

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“Di Caterino, napoletano di nascita e cagliaritano di adozione, dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Napoli, nel 1997 fonda la posse di artisti Mario Pesce a Fore che ha lo scopo di contestare e contrastare criticamente il sistema dellarte globalizzata e mercificata. Rappresenta il più majakovskiano degli artisti operanti in Sardegna, animatore di dibattiti culturali e attivo sostenitore della lotta operaia, ha sostenuto attivamente la campagna di comunicazione mediatica e culturale degli ex lavoratori in presidio permanente a Campo Pisano ad Iglesias (Ca), attivando una rete di artisti solidali con la causa. Dal lavoro che presenta,#accademianuragica (2019), parte di un suo nuovo progetto, emerge la memoria della civiltà nuragica, rappresentata dalla potenza iconica di una statua di guerriero di Monte Prama (IX secolo a.C. circa), con i suoi profondi valori antropologici, cui si sovrappongono delle scritte che richiamano quelle sui muri pompeiani, così fittamente stratificate da rendersi a stento leggibili, in un processo di negazione della parola scritta, soffocata dalla sua stessa velocità di diffusione e bulimia, a cui sembra resistere in intelligibilità solo larte figurativa.”

Concettina Ghisu, Interferenze

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“L’arte nei Musei, nelle gallerie, negli spazi privati ha sempre avuto a che fare con il distanziamento sociale, Musei e gallerie private non sono mai stati spazi realmente dialettici e didattici, file chilometriche, addensamenti umani nei confronti  di lavori dall’alta riproducibilità industriale e digitale e capolavori ignorati o abbandonati in magazzino.

L’arte è sempre stata linguaggio e  il linguaggio di un artista è sempre stata una questione stilistica di posizionamento.

Il Covid 19 è però stato molto democratico nell’arrestare i processi linguistici di trasmissione dei linguaggi dell’arte contemporanea, ha arrestato gallerie private, Musei pubblici e case d’asta, nella stessa misura in cui ha arrestato public artisti, street artist e writer.

Mimmo Di Caterino non un artista al quale è facile dare etichette, sicuramente non è un artista da Museo, ogni qualvolta è stato invitato a fare degli interventi in Musei pubblici (non pochi) ha fatto sempre in modo di non esserci e che gli spettatori su sua autorizzazione potessero prelevare i suoi pezzi, smontare la sua mosta e portarsela a casa, per poi ricondividerla via social network con un’utenza più ampia tramite selfie.

Mimmo Di Caterino non è un artista da galleria, non considera il suo linguaggio un prodotto ma un processo, e anche quando ha esposto in galleria (non in poche gallerie) ha fatto in modo di non esserci e che il pubblico si portasse via il suo lavoro a costo zero evitando qualsiasi finalità di lucro da parte del gallerista.

Non è neanche un public artista, un writer o uno street artista in senso classico, anche se qualcuno ha cominciato a collezionare il suo lavoro trovandolo installato e posizionato in qualche angolo di strada o passeggiando al mare.

Mimmo Di Caterino è linguaggio dell’arte con stile, lui si definisce artivista, termine ispanico che connette l’artista e l’attivista in un’unica figura.

Il suo campo d’azione è quello della rivendicazione del ruolo sociale, culturale, intellettuale, operaio e lavoratore dell’artista, i lavori che presenta per la “Street Art Gallery” di Ischia di Salvatore Iacono, sono il frutto dei suoi sessanta giorni agli arresti domiciliari determinati dal Covid 19, testimonianza diretta che se si può arrestare un artista, non si può fermare il suo linguaggio elevato a ricerca.”

Banksy, “L’arte è solo linguaggio”, street art Gallery, Ischia (Na)

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MIMMO DI CATERINO E IL PROBLEMA DEL CONSENSO IN ARTE

“Conosco l’attività dell’artista sardo Mimmo Domenico Di Caterino

da tanti anni , credo dai suoi esordi, quando iniziò la sua attività di disturbatore e dissidente del sistema dell’arte, Mimmo è un extraparlamentare del sistema costituzionale dell’arte italiana.

Ancora prima di Luca Rossi ha lanciato pubblicamente, senza nascondere la mano, le sue provocazioni contro le strutture di potere paramafiose dell’arte.

Personalmente sono sempre molto più attento a queste figure di disturbatori incazzati, che spesso sono il sintomo di questioni assai più profonde di quelle di tanti artisti che pensano solo a quello che conviene fare e non meditano sul proprio ruolo.

Ai suoi esordi Mimmo si concentrò sopratutto contro gli eccessi di mercato, che allora erano diffusi e pervasivi, mentre oggi si evidenziano sopratutto nel segmento alto dello stesso, specchio di una società che rispetto a quella degli anni 90 ha portato ad una ricchezza meno distribuita e sempre più spartita tra poche mani.

In questi ultimi anni Mimmo ha infatti sottolineato l’aspetto legato alla pauperizzazione progressiva dell’artista medio, stritolato da meccanismi sui quali ormai non ha più controllo.

Le sue continue petizioni per una nuova Accademia di Belle Arti a Cagliari vanno oltre il fatto specifico e ci parlano di un sogno, forse oggi un pò malinconico e disperato, che andrebbe tutelato e incentivato.

Ma cosa rimaneva da attaccare a questo punto, di un sistema dell’arte oggi ammaccato dalle circostanze che conosciamo, incrinato nei suoi fatturati, limitato nella sua circolazione, frantumato e parcellizzato nei suoi criteri valutativi?

Mimmo ha individuato, come ha fatto Luca Rossi, l’ultimo tabù nella PRATICA DIFFUSA DEL CONSENSO che è forse la più insidiosa componente negativa del sistema dell’arte Italico.

Non si tratta semplicemente della lotta per la conquista dei like sui social, per un’attenzione effimera: si tratta di ben altro.

Mimmo si è inventato delle feroci recensioni negative contro i suoi quadri recenti e ha chiesto a me e ad altri complici di firmarle, come se veramente le avessimo scritte noi.

Ricordo che un famoso santo Sufi volle dimostrare la propria fede bestemmiando Allah in piazza, volutamente per destare l’ira dei fedeli ed essere da loro martirizzato, questo in spregio alla propria persona individuale e in omaggio estremo alla grandezza del dio.

Mimmo ha fatto una cosa simile facendosi fustigare pubblicamente, deprezzando la sua figura di artista ma facendo una dichiarazione d’amore per l’arte.

Qual’è infatti lo stato funesto oggi, dell’arte italiana, al di là della sua irrilevanza, delle sue difficoltá materiali?

LA RICERCA SPASMODICA DEL CONSENSO DETERMINA LA FINE DI OGNI ATTEGGIAMENTO CRITICO

Tutte le mostre sono “bellissime”, gli artisti sono tutti “bravi”, e in poche parole siamo tutti una famiglia o comunque tentiamo di farci dei parenti.

Si fa i turni come la classe operaia che è stata.

Un livellamento oppotunistico verso il basso, in nome delle relazioni e del quieto vivere.

Non che la cosa sia necessaria,  ma non si scrive più contro qualcosa: appena si critica si rovina la festa , o meglio, il festino.

Bisogna infatti farsi più amici possibile, mancando un pubblico esterno.

Quest’ultima iniziativa di Mimmo è sgradevolissima: mette il dito sulla piaga.

Quanta ipocrisia c è in giro : tra i curatori, i direttori, i visitatori e purtroppo tra i tanti aspiranti artisti.

Sono discorsi scomodi, lo so, e attirano tanta antipatie.

Chi se ne frega , qualcuno deve avere peró il coraggio di provare a farli. Viva gli individualisti.

Corretti o scorretti che siano.

Pensiamoci su.

Walter Bortolossi, http://www.cagliariartmagazine.it, 1 Ottobre 2020

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“Credo che Mimmo , pur non conoscendolo di persona, sia uno degli artisti del “sud” più interessanti per ricerca e coerenza di pensiero , mai banale con i suoi interventi Credo che Mimmo , pur non conoscendolo di persona, sia uno degli artisti del “sud” più interessanti per ricerca e coerenza di pensiero , mai banale con i suoi interventi: ne ricordo uno per l’esposizione della biennale del libro, organizzata a castell dell’Ovo dove invitava i fruitori a smontare la sua installazione e a portarsi a casa un pezzo della sua anima, un gesto semplice che ad oggi diventa assordante, la condivisione che rompe l’individualismo in cui l’uomo contemporaneo è immerso.”

Angelo Coppola, artista, stato su Facebook del 16-1-21

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Quadro in mezzo ai prosciutti

Singolare protesta a Ischia contro il disinteresse che il governo sta palesando nei confronti dell’arte e della cultura. Quest’oggi Salvatore Iacono, attivista e fondatore della galleria a cielo aperto Ischia Street Art che ha sede nell’isola campana, si è recato al maxistore Decò in via D’Ambra a Forio, posizionando due quadri dell’artista Mimmo Di Caterino tra i generi alimentari in vendita presso il supermercato: uno nel reparto ortofrutta, l’altro tra prosciutti e salami al reparto freschi.

Le tele (50×40 cm), avvolte nel cellophane, prezzate e scontate, oltre a riportare la dicitura Saldi, sono accompagnate da una didascalia che funge da scheda tecnica, riportante lo slogan C’è anche l’Arte (titolo dell’intervento), seguito dagli hashtag #recoveryfund e #recoveryplan. Questo il riferimento all’attuale situazione economico-finanziaria in cui versa il mondo globalizzato, in particolare l’arte e la cultura, messe completamente da parte e quasi dimenticate dal governo e dall’opinione pubblica durante l’emergenza Covid-19. In particolar modo, argomenta Iacono, le gallerie d’arte stanno patendo gli effetti della crisi e dei mesi di chiusura imposti dai numerosi e ormai insensati DPCM, che si susseguono da marzo dell’anno scorso e che non danno tregua né speranza alla cultura e soprattutto al mondo dell’arte.

“Finestre sull’arte”, 18 Gennaio 2021

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La street art arriva in chiesa, parroco e fedeli s’infuriano

“Il gallerista “invade” una chiesa, collocando provvisoriamente – senza autorizzazione – sei opere all’interno dell’edificio sacro. E ora rischia la denuncia. Accade a Ischia, nella chiesa di San Sebastiano di Forio, dove l’intervento di Salvatore Iacono, patron dell’Ischia Street Art Gallery, potrebbe ora avere addirittura una coda legale. I quadri erano dell’artivista Mimmo Di Caterino e l’idea della performance – spiega l’ideatore in una nota – “era quella di interrogarsi su quanta spiritualità ci sia dietro e dentro l’arte e la pittura contemporanea”. Ma l’iniziativa ha disorientato il parroco, che – secondo quanto riportato da Iacono  – avrebbe minacciato azioni legali e ha soprattutto scatenato la reazione di uno o più cittadini, che – durante la notte – hanno deturpato le mura all’esterno della galleria con la scritta “La pagherai bastardo! Chiedi scusa a Dio”.” Pasquale Raicaldo,

“La Repubblica”, 6 Febbraio 2021

 

Curriculum artista

Curriculum artista

Nasce a Napoli il 7/8/73, negli anni novanta emerge nella scena artistica internazionale, muovendosi a Napoli tra l’Accademia di Belle Arti e il Laboratorio Okkupato S.K.A., l’idea di fondo è d’essere voce critica, con il proprio linguaggio artistico, verso un sistema di mercato e d’industria culturale dell’arte che squalifica l’artista contemporaneo come ricercatore di senso sociale e intellettuale.

Personalità e identità che è riuscita a mettere in discussione tutti i codici di genere dell’arte contemporanea, collocandosi in una modalità anomala anche nell’ambito della street art, abbandonando dei suoi lavori in contesti urbani che potevano essere liberamente rimossi, distrutti o prelevati da chi entrasse in contatto visivo con loro,  costituendo in questa modalità, una società per azioni  diffusa e casuale a sostegno della sua ricerca.

Unico artista figurativo (nel 2006) ad avere una rubrica  indipendente sulle pagine della prima rivista d’arte Europea “Flash Art” dell’allora Direttore Giancarlo Politi.

Il suo intervento street artistico “Social lockdown” è stato il primo in Italia dopo il lockdown, coordinato dal gallerista attivista di Forio d’Ischia Salvatore Iacono, che propone con forza, attraverso performance estreme che di sovente raggiungono la ribalta internazionale,  l’importanza storica del suo lavoro definendolo centrale nella scena artistica nazionale e internazionale.

Mimmo Di Caterino è una figura sulla quale ha deciso d’investire  l’imprenditore e collezionista d’arte contemporanea Michele Franzese di Ottaviano (Sciusciante), che attorno alla sua figura sta costituendo e costruendo un’importante e significativa collezione d’arte contemporanea.

Presente con il suo lavoro in autorevoli Musei e collezioni d’arte contemporanea, quando accetta di partecipare a mostre personali e collettive con gallerie o fondazioni private, determina dei meccanismi connettivi, per cui (come in strada) il suo lavoro possa essere liberamente prelevato e tutelato dal pubblico.

La sua idea di fondo è che i linguaggi dell’arte e gli artisti debbano sempre porsi a sostegno e a tutela del pubblico bilanciando la tendenza d’accentramento del privato.

Vive e lavora a Cagliari,  insegna nello storico e prestigioso Liceo Artistico e Musicale Foiso Fois.

 

Critiche all'artista

Critiche artista

 

Pesce in faccia alle censure di Flash art Rubrica di Pablo Echaurren:

RICEVO DA [email protected] e pubblico la seguente missiva accusativa, come una qualunque Donna Letizia, una Penna intinta nella Mestizia, una Velina della Dovizia, una Novizia della Notizia, indirizzata a «Flash Art», magazine lider nel mondo lader dell’arte.

«Direttore Politi, con rammarico ho constatato che la mia richiesta di delucidazioni sul perché Mario Pesce a Fore fosse stato omesso dalla Top 100 della sua rivista è stata assolutamente ignorata, mi aspettavo da parte sua un poco più d’educazione, magari anche una risposta polemica, acida, critica, le critiche, per quanto feroci, sono sempre costruttive e migliorano.., invece, non solo ha fatto finta di niente cestinando la mia lettera, ma mi ha poi risposto in maniera trasversale dalle pagine della sua rubrica lettere al direttore: ‘Non abbiamo depennato nessuno, salvo uno o due buontemponi con pseudonimi carnascialeschi’.

Francamente non mi aspettavo da parte sua una tale mancanza di stile, dal punto di vista dell’immagine degrada la sua creatura, ne perde di credibilità… poi, cosa starebbe a significare?

Abbiamo depennato solo chi lo meritava?

E in conformità a quale principio?

Non si parlava di dittatura dello spettatore?

Lo spettatore sarà libero di votare quello che preferisce?

Tra l’altro, come può definire carnascialesco il mio lavoro? È un lavoro fatto di gran sacrificio e passa anche per quello pseudonimo. Gradirei da parte sua quantomeno un poco di rispetto in più per chi non è sintonizzato sulla sua stessa frequenza d’onda. La saluto con la nuova preghiera che lei riesca a giustificarmi validamente l’episodio, piuttosto che riconfermarlo con arroganza di traverso, ripeto, sono proprio curioso di sapere uno pseudonimo carnevalesco che attentato potesse costituire alla sua preziosissima Top 100.Napoli, Luglio 2003. Con stima Domenico Di Caterino».

Di Caterino, presidente dell’Associazione Culturale M.P.A.F. [Mario Pesce a Fore, l’associazione nata nel 1997 con lo scopo prioritario di cercare una via di comunicazione altra possibile e egocompatibile, al di fuori delle logiche convenzionali del sistema dell’arte, una sorta di antiambiente, di antisalotto, di complotto contro le logiche di mercato], allude a brogli, a inghippi, a scogli della vita contro cui la barca dell’amore s’infrange [Majakovskij]. Sostiene che la M.P.A.F. è stata deliberatamente cassata dalla Top 100 essendo a conoscenza del fatto che in molti, tra Napoli e la Sardegna, le hanno dato la volata, l’hanno indicata come meritevole di menzione, insomma l’hanno regolarmente votata. Ma di tale votazione non c’è traccia nella lista stilata e pubblicata da Flash Art.

Di Caterino, dunque, chiede spiegazioni, pretende delucidazioni, esige chiarificazioni sull’episodio, paventando un voto negato, una democrazia fallata, una top pilotata e si domanda «quale fastidio potesse darle il mio eteronomo collettivo, visto che quella classifica è un assoluto calderone dove c’è di tutto e di più».Lo so bene che c’è di tutto e di più, ci sono perfino io, io Pablo.

Peggio di così… ( da Carta n.30, 2003)

RAPINA D’ARTE

“La performance affronta in modo esplicito il tema della contraddizione tra arte e realtà. L’atto di mimare la violenza delle immagini che giornalmente compaiono sulle pagine dei giornali o occupano lo schermo televisivo non è certo guidato dalla volontà di rappresentare la realtà ma piuttosto rende paradossalmente ancora più eclatante “l’asocialità” del gesto artistico. La banda d’artisti, occupa lo spazio esterno della Casina, poi irrompe tra il pubblico per compiere una rapina. L’azione corale di forte impatto emotivo diventa metafora del conflitto tra l’atto creativo e la realtà mai sanabile in modo assoluto, capace tuttavia di interrogare ogni volta il senso nel suo divenire”

MariaRosa Sossai, da “Melting pot” di Maggio 1998.

UN NEVROTICO BUCO D’ARTE

“Domenico Di Caterino, con il suo “Nevrotico mediterraneo” è in rapporto viscerale con la materia tufacea tipica della Campania felix. Recupera quel senso d’arcaico alla propria fantasia per realizzare un pensiero personale; il plasmare un’essenza plastica, che cede facilmente al volere dell’artista, permette di ripercorrere la storia umana alla ricerca d’antiche nuove emozioni. I personaggi, sospesi tra l’umana condizione e l’austero aspetto, fanno affiorare intense visioni di una sobrietà strutturale a placare strane sensazioni immerse nel silenzio, dalle quali i caratteri distintivi della civiltà mediterranea si evolvono in spazi scanditi dai ritmi consueti del linguaggio in intense correlazioni compositive dal segno semplice, ma affollato di nevrotiche intrusioni contemporanee”.

Carlo Roberto Sciascia (Dal catalogo di “Un buco nell’arte”, 2000).

  “UN OCEANO PER DELIRARE”

Mario Pesce è il nome di un sessantenne che vive a Margellina e sguazza nel mare. Ma è anche il nome di un collettivo napoletano che s’interroga su cosa significhi fare arte e spara a zero sugli aspiranti al “posto al sole”.

“Tu artista all’estrogeno ingrassato all’ombra della nomenclatura cattofascista. Rintanato nel fondo dell’aula accademica, a perforare l’ano del discepolo, con la promessa di una mostra.

Tu sepolcro di noia, pozzanghera d’Aids e di denaro riciclato. Io terrorista visivo trarrò le costole dal tuo petto e con il colore del tuo sangue farò la mia opera”.

Così ci s’incazza! Così si agita la ramazza per fare piazza pulita dei tanti aspiranti a ritagliarsi un posticino al sole, a istallare per strada la propria montagna di sale (do you remember Mimmo Paladino?), a ottenere una sala personale alla prossima Biennale, Triennale o Quadriennale che dir si voglia. Questi di Mario Pesce a Fore sono dei duri, dei puri, non te la mandano a dire ma vanno giù decisi come siluri. “L’arte è una faccenda scomoda, è scomoda per l’artista napoletano che s’interroga su cosa significhi fare arte e spara a zero sugli aspiranti al “posto al sole”. “L’arte è una faccenda scomoda, è scomoda per l’artista stesso. Il massimo desiderio di alcuni artisti nostrani è quello di vivere senza fastidi, il migliore consiglio per loro è quello di tenere l’arte lontano dal proprio quotidiano.” Mario Pesce a Fore è un collettivo lavorativo, è un’unità creativa nata per interrogarsi (e rispondersi?) sulla funzione del fare arte in questo lurido sistema sociale, burocrate ed individualista, basato sul cercare a tutti i costi di diventare il primo della lista, di essere insomma colui che si distingue nelle quotazioni d’asta, che ha le mani in pasta, che si mostra devoto di Sotheby e del corpus Christie’s.

In un tal stato di cose penose e pelose, Mario Pesce a Fore afferma che è idiota, demente, delinquente, sostenere che l’arte debba rimanere apolitica, vivacchiare in una sua cornice dorata che le conferisce quell’aura mitica, quel certo non so che, specie dopo di ciò che è successo a Genova. “L’arte è la vita, non può rimanere a guardare tacita ed indifferente quello che Berlusconi chiama un piccolo inconveniente (Carlo Giuliani), senza urlare la propria rabbia, lo sdegno, lo schifo.” E’ partendo da queste premesse tutt’altro che lesse che Mario Pesce a Fore urla, strepita, scalpita, dipinge, gira video (Do you play with me?), collaggia, oltraggia, vilipende, sorprende, non demorde, si confonde nei cortei, lancia anatemi, apre cantieri. Mario Pesce a Fore è un gioco di parole, potrebbe volere dire: nome Mario, cognome Pesce, residente a Fore, terra di giustizia e libertà artistica. Oppure sta per: Mario Pesce è fuori di testa, ma anche Mario col pesce di fora in perenne stato d’erezione da creazione. Un uccellino mi dice che, in effetti, un Mario Pesce’a fore esiste veramente, si tratta di un tale, più che sessantenne, che ogni giorno, dimesso il camice d’infermiere prima di tornare a casa dalla mogliera, si fa un lungo bagno nudo a Mergellina, quattro chilometri a nuoto. Non facciamogli del male, non neghiamogli l’accesso al mare, non togliamoli l’acqua ai vario Mario Pesce, lasciamoli sguazzare liberamente, inguacchiare, decorare, spalmare il reale con il loro delirare. Delirare, letteralmente, significa: uscire dal solco e noi nel solco, nel talco, nella bambagia barbogia non ci vogliamo stare ad ammuffire.

(Pablo Echaurren, da Carta n.5, 2003).

SENZA FILI DI PADRONE

“Tra i partecipanti alla mostra si è distinto per la sua innovata unicità, il gruppo d’artisti “M.P.A.F.”…un solo denominatore li accomuna: la voglia di riscattare l’immagine dell’artista contemporaneo, ormai nero emarginato sociale. Il mercato dell’arte, prostrato dal consumismo più spietato, è messo in discussione da quest’autonomo gruppo di ragazzi senza fili di padrone che, con numerose iniziative indipendenti, cerca di restituire una più elevata ed adeguata identità sociale alla figura dell’artista …”

Barbara Pelosi, “LA VERITA’ DI Napoli”, del 5 –6-00.

PRIMITIVO, SINTETICO E ACCESO

“Definiti con intensa carica espressiva, i nevrotici autoritratti di Domenico Di Caterino, nella loro apparente ingenuità, occultano un urlosoffocato di dolore, riflesso di profondi disagi esistenziali. La protesta del portavoce del movimento estetico Mario Pesce a Fore incarna primitivismo, sintesi ed accensioni cromatiche proprie del movimento della Brùcke, atti ad esorcizzare travagli interiori, e che ben s’accompagnano all’indagine sulla funzione sociale dell’artista d’oggi al quale l’artista cerca di restituire un’adeguata identità.”

Roberta Vanali ( Dal catalogo di [email protected] 2003).

ANCHE L’URLO SOFFOCA

“Dalla pittura di Domenico Di Caterino emerge la memoria del tempo, con isuoi profondi valori antropologici, bruschi ed instancabili. Pone lo spettatore dinanzi immagini inquiete dai movimenti snervati dall’organica e magmatica materia segnica, la quale si spezza e aggrega; scopre ericopre rasentando un vivo moto di repulsione fisica e morale. Il profondo disagio umano, il dolore della perdizione, la coscienza di un destino sfocato e sofferente attanagliato dal profondo mistero dell’esistenza,questo traspare nella sua opera. I personaggi (una sorta di proliferarsi d’angoscioso autoritratto), sembrano quasi tutti guardarsi allo specchio,soffrendo di una scomposta, malata e delirante metamorfosi; avvelenati,intorpiditi; annegati nel fango di un decomposto spazio-non spazio dove anche il sollievo del grido soffoca”. Gennaro Cilento (da Flash Art, Agosto-Settembre 2004).

Mario Pesce A FORE da Exib Art del  4 Novembre 2002

L’Associazione Culturale Mario Pesce a Fore è entusiasta dell’iniziativa, da sempre contro il sistema dell’arte e gli AGM (Artisti Geneticamente Modificati) del mercato artistico globale, mercato che in realtà è un elitario pseudo artigianato d’avanguardia decaduta. Troviamo assolutamente giusto che oggi l’artista s’interroghi sul senso sociale del fare arte per non prostrarsi ad un mercato globale dell’arte che lo relega a zerbino concettuale schiavo delle mode e delle tendenze decretate da quelle non più di duecento persone che decidono cosa sia arte oggi e cosa no. Siamo per una arte biologica, non più schiava di giochi politici di curatori avidi di potere culturale che selezionano artisti aderenti alle loro idee concettuali che poi consegnano in cliché alla Storia dell’Arte, creando così gravi omissioni e falsi storici, per esempio A.B.O. che propone come Transavanguardisti per il mercato elitario globale solo i suoi cinque pupilli quando negli anni Ottanta dipingevano come loro in Italia migliaia di persone, o come Bonami che ex pittore da curatore per la prossima Biennale di Venezia decreta la neo morte della pittura. Siamo per una ridistribuzione equa del valore dell’arte contemporanea, perchè tutti abbiano la dignità sociale dell’essere pittore, scultore ecc., releghiamo Paladino e c. ad artigiani, perché è quello che sono, onesti pittori come

tant’altri, proclamiamo l’indipendenza dell’arte dal mercato globale e per questo cantiamo l’arte di retroguardia, quella dei pittori senza prezzo che non si sottomettono alle leggi del curatore d’arte e rifiutano i festivalbar dell’arte, siamo tutti pittori, tutti scultori, tutti decoratori, tutti performer, ridisegniamo le valutazioni di mercato. Aderiamo a tutti i punti del Domani-festo perchè li condividiamo tutti, purtroppo non potremmo essere a Firenze (per il Social Forum) perché al momento per motivi di lavoro, visto che d’arte non si può vivere senza passare per gallerie o riviste-logo, siamo disseminati nel continente, ci rendiamo però disponibili per qualsiasi tipo d’iniziativa futura. Una idea comunque ve la proponiamo, perchè non presentarsi tutti in passamontagna armati solo delle proprie opere simulando una vera e propria marcia di zapatismo estetico per salvaguardare gli ideali alti del fare artistico?

PIAZZA BELLINI: QUADRI EROTICI TRA GLI SCAVI-

Una domenica di Novembre in Piazza Bellini: turisti (pochi), fumatori (molti) e opere d’arte (una).

Molto probabilmente abusiva, di sicuro discutibile.

Il misterioso quadro apparso ieri tra le mura greche dell’ex salotto culturale mostra infatti un uomo nudo intento a masturbarsi.

(Da City Naples del 7-11-2006)

IMPORTANTE

“Con questa corrispondenza consideriamo esaurita la collaborazione di Domenico Di Caterino. Riteniamo che a distanza di un anno la sua rubrica, dopo un inizio anche divertente, si sia trasformata in una sorta di parodia boccacesca. Circa un anno fa abbiamo invitato a collaborare Domenico Di Caterino, artista dilettante e soprattutto “disobbediente”, incuriositi dalle sue esternazioni e da una sua apparente rabbia da black bloc nei confronti del sistema dell’arte.

Purtroppo la rabbia del disobbediente Di Caterino si è rivelata solo un attitudine al protagonismo da Rione Sanità che Flash Art non può avallare. Dunque sospendiamo la sua rubrica, diciamo per manifesta inconsistenza, augurandoci di riprenderla quando il nostro interlocutore avrà dato sfogo ai suoi giochi autoerotici e avrà veramente qualcosa di più trasgressivo da comunicare”.

(Giancarlo Politi, da “Flash Art” di Dicembre-Gennaio 2007, p.57).

IL PARTECIPANTE ZERO

“…Assiste incredulo allo sciacallaggio politico e mediatico seguito al crollo delle twin towers e dichiara senza essere stato ancora smentito: Non esporrò mai in una galleria privata transnazionale…..Attualmente è ricercato dal sistema globale interplanetario e sembra essere nascosto in una miniera dismessa del Sulcis Iglesiente. Il suo folle progetto consiste nell’esporre gratuitamente in permanente nel salotto di casa (scantinato, cucina o bagno) di chiunque faccia richiesta, per proseguire in autonomia e con dignità la propria libera ricerca artistica attraverso un lento lavoro di autoinflazionamento”.

(Dal catalogo di “Segnaletico”, concorso internazionale di arte temporanea urbana 2006, Foligno-PG).

ARTISTA PER CUCCARE?

Cara Claudia,anche tu prezzolata e plagiata da questo narcisista leader disubbidiente, no global e precario(non precario come no global ma come docente) che per “cuccare” cerca di fare l’artista?

Cara Claudia, sono passati i tempi in cui si mostravano la collezione di farfalle o di figurine per impressionare le sartine o le compagne di classe.

Ora per portare a letto una ragazza meglio dipingere alla Di Caterino (guardare per credere).

Cara amica di Napoli o dintorni, ma se vuoi leggere le esternazioni logorroiche del tuo Di Caterino basta cliccare sui portali pseudopolitici o periferici dell’arte: ne sono pieni. O farsi inviare da lui, che vive solo per questo, le sue esternazioni quotidiane.

Allorché il tuo Di Caterino aveva la sua rubrica su Flash Art sai quante lettere ci inviava per ogni numero? Almeno dieci, unitamente ad altrettente sue foto personali, sexy, abbronzato, scamiciato. Precario, disubbidiente e no global sì, ma narcisista pure. Dilettante è colui che si diletta di una cosa ma anche colui che non riesce, suo malgrado a superare i limiti formali del diletto, il tuo Di Caterino è uno di questi.

Ma se io rispetto i dilettanti, perché si realizzano entro i propri limiti e le proprie aspirazioni, il nostro Di Caterino, pur essendo totalmente incapace, pretende come diritto di entrare nel sistema dell’arte, di esporre, di vendere, di avere visibilità, senza avere alcuna qualità, senza dover superare filtri selettivi.

Ritiene debba essere un suo diritto partecipare alle grandi mostre nazionali e internazionali,solo per il fatto che dipinge e produce opere come quella pubblicata.

Ritiene che qualsiasi dilettante, come o peggio di lui, abbia diritto alla visibilità e al successo.

Reclama e proclama di voler attuare la democrazia in arte, dove tutti debbano essere invitati alla Biennale di Venezia nello stesso modo in cui è diventato insegnante (anche se precario) senza avere alcun merito.

Ma io vorrei sapere in quale scuola insegna arte questo Domenico Di Caterino.

Chi ne è a conoscenza potrebbe segnalarmelo? Vorrei parlare con il Direttore e chiedergli quali sono i meccanismi e gli eventuali esami che permettono a una persona senza alcuna preparazione o qualità, ma ricca solo di presunzione e di arroganza pericolosa, di diventare docenti di arte o di qualsiasi altra cosa.

Sono tutti così i precari?

Cosa può insegnare (a meno che non sia

docente di educazione fisica) questo Di Caterino?

Quanti Di Caterino insegnano nelle scuole italiane?

Chissà quanta scuola italiana, senza alcuna selezione qualitativa, è nelle mani di questi “disobbedienti” senza qualità? Qualcuno potrebbe dirmelo?

Grazie.

(Giancarlo Politi, da “Flash Art” di Febbraio-Marzo del 2007).

A ROMA, I POSTER GLOBALI DELL’ARTE DI STRADA”:……Gli organizzatori, attraverso il sito http://www.woostercollective.com, hanno lanciato un appello internazionale che ha visto moltissime adesioni….. Significative sono le presenze di artisti che hanno elaborato un percorso legato ai temi espressi dai movimenti sociali degli ultimi anni…..Non mancano però anche artisti che hanno preferito sviluppare forme espressive più “personali”.

(Da “Il Manifesto” del 4-5-2007, p.15, di David Sacco)

Human Rights. Mimmo Di Caterino e lo sguardo dello spettatore

L’artista campano tra i partecipanti all’evento internazionale a Rovereto

di Maria Cristina Napolitano – 10 Giugno 2015 (da ècampania).

Condivisione e mutazione sociale, culturale e comportamentale dei linguaggi dell’arte di questo millennio è il principio che governa l’opera di Domenico “Mimmo” Di Caterino uno dei 101 partecipanti all’evento artistico internazionale in corso a Rovereto “Human Rights? #La Casa della Pace I The House of Peace”.

Colombia, Israele, Egitto, Canada, Filippine, Perù, Bulgaria, Cuba, Germania, India, Spagna sono solo alcune delle provenienze degli artisti selezionati per l’evento, giunto quest’anno all’ottava edizione e che ha richiamato negli ultimi anni di attività l’attenzione di artisti e pubblico diventando una delle proposte più interessanti nel panorama internazionale.

L’evento vuole discutere di pace e partecipazione come impegno quotidiano seguendo l’esempio dei grandi personaggi ed eventi che hanno contribuito a costruire la pace negli ultimi novant’anni, periodo di vita festeggiato quest’anno dalla Campana dei Caduti di Rovereto curata dalla Fondazione Opera Campana dei Caduti che si è rivolta a Spazio Tempo Arte per la direzione artistica dell’evento.

Tra le opere esposte quella di Di Caterino permette l’interazione con lo spettatore, viene infatti prelevato e firmato liberamente dallo spettatore, che lo firma al posto mio, posta una foto di se stesso insieme al lavoro sul mio profilo facebook e autentica l’operazione artistica attraverso la condivisione di senso. In realtà il vero autore è lo spettatore – spiega Domenico “Mimmo” Di Caterino – che firma e condivide l’operazione. Il lavoro è impostato sul senso dei linguaggi e dei processi artistici anteposti al prodotto, il valore del tutto in quanto processo è da cercare nel valore affettivo, simbolico e comunitario come fondamento di determinazione di un prodotto artistico”.

“Il diritto del dono dell’artista” è il titolo dell’opera costituita da 100 fogli schizzati di carta da spolvero.

Domenico “Mimmo” Di Caterino è nato a Napoli nel 1973, qui ha frequentato l’Accademia di Belle Arti e svolto i primi studi, partecipando a rassegne d’arte contemporanea nazionale ed internazionale. Nel 2006 si data la collaborazione con la sua compagna e moglie di arte e di vita Barbara Ardau e in quello stesso anno nasce il “Santa Barbara open, free and full project”, un tentativo virale e performatico comportamentale per ridiscutere e rinegoziare i criteri qualitativi e meritocratici che regolano il sistema dell’arte. Dal 2011, forte di questo legame di vita, firma le opere non solo a suo nome, ma anche a nome della moglie, “finché arte non li separi” – spiega l’artista.

“Da due anni invece la firma è demandata direttamente allo spettatore – conclude l’artista – un linguaggio, un gesto, uno stile non ha bisogno di una firma per essere riconoscibile, ma di condivisione e partecipazione, la memoria è un percorso storico e culturale collettivo”.

LA PECORA NERA

“Un artista che, col sistema in ogni sua forma, ha un deciso attrito, è Domenico detto Mimmo Di Caterino. 

Proveniente da Napoli e dalla sua Accademia e trapiantato saldamente in Sardegna, egli ha un curriculum esemplare in fatto di scontri e opposizioni al sistema dell’arte ufficiale. 

Pittore, performer, scultore, aizzatore di coscienze, poeta e prosatore di verità scomode, Di Caterino è la classica pecora nera che ogni sistema dell’arte che si rispetti deve possedere per non soccombere al pericolo degli standard e della normalizzazione. Insomma un artista fuori dalle righe, dai canoni e da ogni classificazione che opera spesso in sinergia con la compagna e artista Barbara Ardau”.

Barbara Picci, testo tratto da “I Sensi dell’arte”, Videolina.

LINGUAGGIO IN MOVIMENTO

“Il progetto artistico di Mimmo di Caterino di un’arte al servizio del pubblico, condividendo e donando i suoi autoritratti, crea un’opera relazionale in cui il linguaggio acquista la sua autenticità attraverso la condivisione della foto dell’opera col nuovo proprietario, si porta a compimento così il suo processo linguistico dell’arte”.

Francesco Cogoni, da “Linguaggi in Movimento”, Casa Melis, Capoterra (Ca).

EVOLUZIONE CULTURALE

“Mimmo Di Caterino sa benissimo cos’è il sistema dell’arte lo conosce a fondo e in baffo a chi si autoproclama artista o viene definito artista mette in pratica un’alta forma d’arte basata su una visione sociale dell’arte , sulla con-divisione e tutto torna quando scrive ” l’arte riproduce l’umano più dello sperma”.”

Giovanna Cuturi

TRASVERSALE

“Il primo aspetto che noi professori dobbiamo curare, ancor prima delle tecniche, è quella di formare donne e uomini che sappiano immaginare e vivere un territorio comune, un territorio condiviso, un territorio dove la relazione tra le parti restituisca un mondo migliore per tutti.

Il ruolo degli artisti in tutte le società della storia dell’uomo è stata proprio questa: indicare la strada per costruire un mondo migliore.

Le Accademie (di belle arti) sono state fondate per questo e credo che ogni allievo che si affacci a questo mondo, iscrivendosi ad uno qualsiasi dei corsi di un’accademia di belle arti, sia mosso da questo desiderio, da questo sogno, da questa utopia: immaginare e costruire un mondo migliore!

Mimmo Di Caterino è stato da subito uno di questi.

Un aspetto colpiva in particolare: la sua capacità e voglia di essere “trasversale”.

Trasversale alle idee, ai linguaggi, alle relazioni, alle arti, tessendo una rete di contatti che poi lo avrebbe portato a fondare un gruppo (il “Mario Pesce a Fore”) che si sarebbe occupato proprio di queste tematiche in maniera “inusuale” e originale.

Quello che conta, in questo ambito, è il fatto che Mimmo Di Caterino è stato sin dai tempi in cui era studente (ed ancor di più ora) un’anima libera, sempre pronta ad andare in fondo alle cose, senza fermarsi alla superficie, cercando sempre il confronto, anche polemico, ma mai sterile, alle volte anche spigoloso e duro, ma al di là della ragione o del torto, sempre rigoroso.

Appassionato e dissacrante, ha sempre prediletto le cause che coinvolgevano gli ultimi (vedi gli Ex Operai Rockwool) e le cause di interesse comune (vedi Accademia a Cagliari) con grande ardore e intelligenza.

Ecco, mi piace pensare che, Mimmo Di Caterino diplomatosi all’Accademia di Belle Arti di Napoli abbia ricevuto un mandato, quello di perseguire un’utopia, quello di provare a costruire un mondo migliore e, a me pare, quel mandato non l’ha mai perso.

E’ solidamente nelle sue mani.”

Franz Iandolo, Maestro di Nuove tecnologie e Media integrati, Accademia di Belle Arti di Napoli

 

ARTISTA DEL LINGUAGGIO

“Mimmo è un Artista ma non solo, solo un pittore può captare tutti i meandri nascosti nel suo linguaggio.

Mimmo Di Caterino è di più di un artista, è ipercritico quando si muove nelle vastità recondite dei linguaggi dell’Arte, la sua è una visone delucidante e antropologica, una sapiente prospettiva di verità che si relaziona a altre prospettive.

Mimmo oltre ad essere un eccellente insegnante, vira in modo iperlucido verso grandi verità che ordina antropofisicamente in critiche validissime come le sue ultime opere, che non ha mai svalutato gettando via nel panorama luccicante delle opere senz’arte ne parte.

Mimmo è un artista critico che mai si butta nella vacuità senza significato.”

Antonio Murgia

INTERFERENZE

“Di Caterino, napoletano di nascita e cagliaritano di adozione, dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Napoli, nel 1997 fonda la posse di artisti Mario Pesce a Fore che ha lo scopo di contestare e contrastare criticamente il sistema dell’arte globalizzata e mercificata. Rappresenta il più majakovskiano degli artisti operanti in Sardegna, animatore di dibattiti culturali e attivo sostenitore della lotta operaia, ha sostenuto attivamente la campagna di comunicazione mediatica e culturale degli ex lavoratori in presidio permanente a Campo Pisano ad Iglesias (Ca), attivando una rete di artisti solidali con la causa. Dal lavoro che presenta,#accademianuragica (2019), parte di un suo nuovo progetto, emerge la memoria della civiltà nuragica, rappresentata dalla potenza iconica di una statua di guerriero di Monte Prama (IX secolo a.C. circa), con i suoi profondi valori antropologici, cui si sovrappongono delle scritte che richiamano quelle sui muri pompeiani, così fittamente stratificate da rendersi a stento leggibili, in un processo di negazione della parola scritta, soffocata dalla sua stessa velocità di diffusione e bulimia, a cui sembra resistere in intelligibilità solo l’arte figurativa.”

Concettina Ghisu, Interferenze

SOLO LINGUAGGIO

“L’arte nei Musei, nelle gallerie, negli spazi privati ha sempre avuto a che fare con il distanziamento sociale, Musei e gallerie private non sono mai stati spazi realmente dialettici e didattici, file chilometriche, addensamenti umani nei confronti  di lavori dall’alta riproducibilità industriale e digitale e capolavori ignorati o abbandonati in magazzino.

L’arte è sempre stata linguaggio e  il linguaggio di un artista è sempre stata una questione stilistica di posizionamento.

Il Covid 19 è però stato molto democratico nell’arrestare i processi linguistici di trasmissione dei linguaggi dell’arte contemporanea, ha arrestato gallerie private, Musei pubblici e case d’asta, nella stessa misura in cui ha arrestato public artisti, street artist e writer.

Mimmo Di Caterino non un artista al quale è facile dare etichette, sicuramente non è un artista da Museo, ogni qualvolta è stato invitato a fare degli interventi in Musei pubblici (non pochi) ha fatto sempre in modo di non esserci e che gli spettatori su sua autorizzazione potessero prelevare i suoi pezzi, smontare la sua mosta e portarsela a casa, per poi ricondividerla via social network con un’utenza più ampia tramite selfie.

Mimmo Di Caterino non è un artista da galleria, non considera il suo linguaggio un prodotto ma un processo, e anche quando ha esposto in galleria (non in poche gallerie) ha fatto in modo di non esserci e che il pubblico si portasse via il suo lavoro a costo zero evitando qualsiasi finalità di lucro da parte del gallerista.

Non è neanche un public artista, un writer o uno street artista in senso classico, anche se qualcuno ha cominciato a collezionare il suo lavoro trovandolo installato e posizionato in qualche angolo di strada o passeggiando al mare.

Mimmo Di Caterino è linguaggio dell’arte con stile, lui si definisce artivista, termine ispanico che connette l’artista e l’attivista in un’unica figura.

Il suo campo d’azione è quello della rivendicazione del ruolo sociale, culturale, intellettuale, operaio e lavoratore dell’artista, i lavori che presenta per la “Street Art Gallery” di Ischia di Salvatore Iacono, sono il frutto dei suoi sessanta giorni agli arresti domiciliari determinati dal Covid 19, testimonianza diretta che se si può arrestare un artista, non si può fermare il suo linguaggio elevato a ricerca.”

Banksy, “L’arte è solo linguaggio”, street art Gallery, Ischia (Na)

 

Mimmo di Caterino al Museo di CAMO”

«Travestito da segni semplici, pseudodada, e con cromie acide, accumulazioni verdaste, violacee, fluorescenze violente assediate da reiterati “perché?”.

Di Caterino anticipa (e posticipa) qualcosa di molto attuale, la mutazione genetica tuttora in corso, anzi agli albori della modernità che è di là da venire, essendo noi ancora parte di un secondo medioevo, agli inizi di un “come saremo” futuro, di cui queste opere sono intuizione e memoria retroattiva.»

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Nessuna opera meglio di quella di Mimmo di Caterino saprebbe illustrare la ricchezza dell’attuale confusione, l’immensità di un messaggio attualizzato del dramma latente della condizione umana, e allo stesso tempo la totale libertà nell’invenzione delle strutture espressive che ne sono il necessario supporto.

Mimmo di Caterino è uno dei più importanti pittori-ideologi italiani, sicuramente fra quelli che stanno lasciando un’impronta importante sul palcoscenico artistico non solo del nostro paese. L’omaggio che il MCA di Camo ha deciso di decretare al grande artista trapiantato a Cagliari ruota intorno al concetto di umanità, che per di Caterino abbraccia ogni aspetto dell’esistenza, anche regressivo.

Nelle opere che andremo ad acquisire l’indagine sulla condizione umana diviene un punto fondamentale per mettere in risalto i limiti della nostra specie sottolineandone persino gli aspetti più turpi, sui quali di Caterino costruisce con ironia un impianto pittorico eccezionale, al confine fra figurazione e visione informale.

Mimmo di Caterino sa coniugare la violenza impulsiva del gesto alla grandezza ineffabile della sua visione cosmica: le esplosioni dell’istinto sono temperate da una profonda umanità. Il neo-esprossionismo di Mimmo sfugge all’eccesso gratuito: tenuta alta e verità emozionale sono le caratteristiche eccezionali del suo lavoro.

Archiviare nel tempo alcune sue opere è come mettere al riparo la sua intimità più  rivoluzionaria e non solo della sua figurazione visionaria.

Lunga vita quindi nel museo a Mimmo di Caterino e alla sua vita sostanzialmente tutta antagonisticamente vissuta, attraverso la sua liberissima, e a volte persino irridente, creatività, di forte intenzionalità critica.

“Il capo dei quadri”

Claudio Lorenzoni, Direttore del Museo a Cielo Aperto di Camo (CN).