Nel sogno moderno di Arturo Martini

ritratto di Arturo Martini 1

Arturo Martini – È estate, le cinque del mattino e una lieve brezza entra dalla finestra sfiorando il tepore del corpo. Quel corpo forse lasciato da un giovane militare di leva in licenza dopo una notte d’amore, oppure semplicemente il corpo di una ragazza che appartiene a se stessa. Non ha pretese né aspettative nei confronti della vita, è una ragazza che vive nel proprio tempo, vive di sogni e di speranze, non prova vergogna quando asseconda la legge del proprio cuore. Riposa serenamente, consapevole della sua nudità. Candida è la sua pelle, nulla sembra turbare la sua quiete, trasmette un senso di pace, placando i pensieri irrequieti fatti di giorno nella speranza che il tutto possa migliorare il giorno seguente. La vediamo mentre sogna, un leggero ghigno di soddisfazione e riso è delineato dalle sue labbra. Ci invita quasi a voler entrare nel suo sogno ma in punta di piedi per non svegliarla…

È così che vedo l’opera “La pisana” di Arturo Martini, esposta al museo Novecento di Firenze. Martini, figura di rilievo per aver dato il suo contributo alla scultura del XX secolo, è un artista che si muove tra due binari, quello della realtà per le opere pubbliche e quello del sogno poiché impronta il suo lavoro sulla sublimazione dell’uomo, sull’esaltazione dell’umano, sulla carnalità protesa al plasticismo quanto più moderno mai visto prima.

Arturo Martini
“La pisana” di Arturo Martini. Museo Novecento-Firenze

Arturo Martini

Un artista di “mezzo” che connette il passato al presente, i tratti dei volti sono minimali con forte impatto espressivo quasi a ricordare sculture etrusche. Un artista che ci ricorda da dove veniamo, quali sono le nostre origini ma non per questo le teme. L’ambizione di Arturo Martini era quella di migliorare la condizione dell’umano attraverso la scultura. “La scultura consiste nei vuoti, in quello che non c’è” afferma Martini nei Colloqui con Gino Scarpa. L’opera nasce dalle sue dimensioni e dal suo stesso materiale, dal blocco la figura emerge quasi in autonomia e l’artista altro non fa che esercitare la propria maieutica. Mi vengono in mente le opere incompiute di Michelangelo Buonarroti in cui le figure sembrano voler liberarsi dal marmo quasi a ribellarsi da quella stessa materia che le sta generando.

La mia è semplicemente l’interpretazione di una fruitrice dell’arte che gode nel vederla, spinta dalla curiosità e dal sapere.  Credo fortemente che l’Arte sia salvifica e ci migliori facendoci addentrare in zone sconosciute persino a noi stessi. È un modo di vedere le cose con occhi diversi, è l’altra faccia della stessa medaglia. È aver voglia di sognare e di avere quel ghigno e riso sul volto come “La pisana”.

Articoli correlati

Commenti

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.