Giorgio Sannino

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Giorgio Sannino è nato a Bergamo nel 1968, vive e lavora a Bologna. Nipote dello scultore e pittore Ettore Sannino (Portici NA 1897-1975).  Comincia a dipingere alla fine del 2020, in piena pandemia, quando, costretto in casa, abbandona la musica nei locali e decide per la prima volta di avvicinarsi a una tela bianca. Usa unire la pittura a olio con quella acrilica, in un gioco di sovrapposizioni frequenti, spesso con l’aggiunta di elementi esterni quali carta, cartone, gesso, legno.

Giorgio Sannino

Giorgio Sannino lavora perlopiù sul volto, inteso però non come obiettivo bensì come materia prima. La sua attenzione ai momenti di soglia – quelli che precedono l’addormentamento o anticipano il risveglio, i momenti in cui siamo tutti più fragili e indifesi – si traduce nella ricerca di una pelle in divenire, in balia del suo stesso accadere, effetto forsennato di tante forze più o meno sepolte che entrano in reciproca variazione. Il risultato ha spesso qualcosa di tellurico, di sotterraneo, e rinvia a una profondità intima, che non si lascia tratteggiare o esibire dal volto, ma che anzi lo utilizza per farne materia da modellare.

Tutte le opere di Giorgio Sannino

Giorgio Sannino – La fine di un sentimento è qualcosa da cui non si emerge senza continuare a rimanerne invischiati, senza continuare a portarne le tracce. “Il lampo – ci diceva Deleuze – si distingue dal cielo nero, ma deve portarlo con sé, come se si distinguesse da ciò che non si distingue. Si direbbe che il fondo sale alla superficie, senza cessare di essere fondo”. Sannino prova dunque a portare sulla pelle qualcosa che la eccede, che le è contempo sopra e sotto e perfino intorno, ma anche prima e dopo. Una pelle-tempo, se possibile, in cui la radicalità di determinate esperienze che sono state vissute organizza una geografia anomica di terre scomposte, di faglie e punti di rottura, in continuo movimento. Non prova a fare guance che siano anche altro, oppure occhi che siano anche altro. Non c’è nessun gioco. Prova a rendere l’altro che abita in ogni occhio e in ogni guancia, e il modo in cui – segnando l’uno e l’altra – diventa con essi mondo. Edoardo Lucatti

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