132 La seduzione della truffa ecologica 60x80 olio e acrilico e corda su tela dicembre 2021

Roberto Vione

Roberto Vione “Io e il colore siamo una cosa sola: sono pittore…Il colore mi possiede sempre, lo sento. Non ho bisogno di tentare di afferrarlo.” (Paul Klee). La contemporaneità della pittura dell’artista torinese Roberto Vione si configura come uno stretto dialogo tra la sua personalissima interpretazione della realtà e lo stato interiore che la anima, fra continue contaminazioni del figurativo con l’astratto, perlopiù geometrico, e il susseguirsi di diverse tracce linguistiche incluse durante l’arco del suo percorso artistico di ricerca. Uno dei maestri del Novecento di cui Vione avverte in particolare l’influenza è Paul Klee, sensibile interprete di un dipingere che trasfigurava il reale e che manifestava un forte senso di equilibrio tra colore e forma; Klee amava il colore e di esso si riempiva la vista e l’animo, specie durante i suoi viaggi nella luce del Medio Oriente. Il rigore pittorico che lo contraddistingueva aveva origine nel metodo umanistico del periodo rinascimentale che egli ammirava moltissimo.

Aggiungo ancora che Klee era uno spirito eclettico e che la sua pittura risultava nuova ma non fondata in esclusiva su caratteri astratti bensì possedeva una ricchezza formale e poetica altamente evocativa e simbolica che gli permetteva una libertà immaginifica singolare. Se per Vione è stato importante Klee, interpretato e inserito all’interno di un articolato ciclo di studi regolari e di ricerca pittorica, va però anche detto che il pittore torinese, figlio degli anni cinquanta, ha avuto una formazione artistica e culturale composita , condivisa da numerosi giovani di quella generazione. All’epoca era diffuso e discusso il filone sartriano -esistenzialista che a sua volta rimandava indietro nel tempo, al nichilismo originario e a Nietzsche. Anche la scrittura, il teatro, e le altre arti risentivano di quel clima e dei radicali interventi che ne conseguivano. Era il periodo in cui viveva il suo apice il teatro dell’assurdo, in primis Beckett, Ionesco, Genet,, ma era anche il tempo della scoperta della lettura di Joyce, di Kafka, di Musil, per citare alcuni autori importanti. Radicali interventi strutturali investivano i vari campi dell’arte. Accomunavano l’insieme di questi variegati eventi culturali la messa in risalto della crisi profonda del mondo occidentale, la passività e l’alienazione, la fragilità umana con la perdita dei valori fondanti, l’impoverimento comunicativo e la solitudine esistenziale che ne derivava.

Roberto Vione

La visione nichilista era temperata , per certi versi, da nuovi slanci di impegno, sia personale che sociale. Scusandomi per il pericolo, sempre in agguato, della banalizzante semplificazione, di certo questo retroterra, in realtà complesso, acuto, in parte premonitore, sta alle spalle come parte del background di Vione, pittore-scultore, attore, mimo, acrobata, organizzatore e cofondatore di gruppi teatrali, fotografo, creativo nei laboratori di arti figurative. La vulcanica versatilità di questo artista, instancabile amante di viaggi e conoscenze, rivela una delle qualità essenziali per lavorare seriamente in campo artistico: la caparbia volontà di comunicare, l’ autentica esigenza espressiva, aliena da qualsiasi bulimica spettacolarizzazione. Un importante maestro per Vione è stato Beppe Devalle il quale preferiva definirsi pittore piuttosto cha artista, termine più vago, meno “impastato di mestiere” al quale si è dedicato come talentuoso professionista e insegnante.

Chi lavora nel settore delle arti visive oggi è costretto a filtrare la massa mediatica di immagini che l’avvolgono e definire un suo tracciato della realtà virtuale e reale, elaborare il quotidiano e nel contempo rapportarsi con l’attuale destabilizzante globalizzazione epocale. E’ un’impresa non facile che anche il pittore torinese Vione, radicato nel nostro grande patrimonio storico, affronta: egli, oltre alle necessarie competenze professionali, possiede la visionarietà alimentata dal suo temperamento poliedrico mentre la fermezza del suo spirito critico lo rendono refrattario a qualsiasi forma di arrendevolezza mercificatoria. I colori antinaturalistici della sua tavolozza sono decisi, forti ed espressivi, con l’incessante presenza di un nero elegantemente in primo piano; i tratti spigolosi e incisivi all’interno della severa struttura compositiva alludono ad una coerenza di contenuti e forma senza indulgenze e ripensamenti. Nelle sue narrazioni la natura, a parte qualche stralcio di cielo, è assente e i personaggi prevalentemente femminili e stilizzati, omologhi e anonimi, presentano, senza ombra di sorriso, la loro identità indefinita ma portatrice di ferite invisibili.

La ricerca creativa di verità attraversa i territori della poesia e del teatro e anche il dramma, la fantasia e la storia acquistano nello snodarsi della costruzione pittorica una sorta di atemporalità. Lo stile attuale si è andato definendo in questi ultimi anni lasciando intravvedere interessanti passaggi nei quali si palesano con più evidenza alcuni rimandi ( strutture astratto-informali, cenni di pittura analitica,figurazione dal segno più morbido, omini stilizzati come segno di”uomo massa”, cloisonnisme marcato, alla Gauguin,..) L’intitolazione delle opere è oggetto di una scelta oculata e significativa che segue l’iter tematico delle tele sia che riguardi una denuncia sociale sia che tratti scene surreali o simboliche o visionarie: il titolo è una raffinata allegoria che ci guida al dipinto.

Tutte le opere di Roberto Vione

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