Settembre 2022 | Elvira Gatti

La regina di Saba olio su tela 50x50 1

Elvira Gatti – Sono nata in provincia di Brescia, il 28 luglio 1959, dipingo dall’età di 14 anni, per un’innata esigenza comunicativa. Per motivi famigliari non ho potuto frequentare il liceo e l’accademia, ma la mia grande passione per l’arte,  hanno accompagnato sempre ogni passo della mia vita. Ho seguito comunque  diversi corsi di pittura e disegno, affinando nel tempo la mia tecnica. L’arte è per me un lessico interiore, è poesia, emozione e bellezza. Dipingere diviene un atto alchemico di trasformazione, un incontro con sé stessi in un equilibrio tra forma, colore e significato, dove interno ed esterno sono in completa armonia. Ogni opera acquista una sua storia personale con i messaggi criptati dell’anima, emergono simboli e archetipi collegati alla mia vera essenza. Sono fermamente convinta che, ora più che mai, vi sia bisogno di un’arte terapeutica che trasmetta energia, poesia e bellezza, un’arte che ci faccia ritrovare il nostro vero posto nell’universo. Prediligo la tecnica olio su tela, ma amo molto anche il disegno, la matita su tavola e la china su carta e altre tecniche miste. Il mio soggetto per eccellenza è la donna, in una ricerca simbolica e intimistica della visione femminile espressa in tutta la sua bellezza, delicatezza e sensibilità. Ho partecipato a numerose collettive  collaborando con diverse associazioni. Due mie opere sono divenute copertine di CD della bresciana Irene Fargo, una di esse nel 2012 ha ottenuto il riconoscimento di miglior copertina dell’anno in Canada dalla Pressing Music LTD. Ho raccolto molti consensi online piazzandomi in diversi concorsi ai primi posti, ultimamente sono stata selezionata per il catalogo internazionale d’arte 2022  da Quia edizioni e Associazione Quia.

L’arte di Elvira Gatti trova la sua legittimazione nella ricerca costante di significati dalla chiara sostanza spirituale e universalistica. Le sue opere si presentano come mezzo e testimone dell’esigenza della pittrice di indagare la propria visione dell’esistenza, di spingersi nel proprio inconscio e permettere a ricordi, desideri e impressioni di risalire verso la coscienza, attraverso un percorso che sublima la realtà materiale, e apre così la strada a viaggi interiori dal sapore sciamanico. Il risultato è una serie di immagini antiche e universali che mostrano la volontà di trascendere l’esperienza personale, per abbracciare il mondo dell’inconscio collettivo, al centro del quale troviamo l’archetipo della donna. Una donna che richiama la figura di arcaiche sacerdotesse dedite al culto della Dea Madre: estraniate dalla realtà e dalle sue implicazioni fenomenologiche, le donne di Elvira Gatti ci appaiono come entità sottili, di natura autopoietica, raccolte in un intimo e costante ascolto del cosmo e dell’energia universale che permea l’Essere e ne permette l’esistere e il persistere. Cade, così, l’illusione della separazione tra la coscienza individuale e quella cosmica, tra l’io e l’altro; lo spazio e il tempo si fondono nell’unica realtà che l’anima comprende, e nella quale si riconosce: l’infinita eternità della vita, verso la quale le donne della Gatti, e dunque l’artista stessa, tendono, con un slancio mistico profondissimo, nel desiderio di fondersi e dissolversi nel liquido primordiale per poi rinascere come enti di luce pura e incorruttibile. Le opere suggeriscono un’inequivocabile familiarità dell’artista con il mondo spirituale e misterico: il messaggio che veicolano è sostenuto in modo esatto e suggestivo da un’iconografia studiata che, da una parte supporta l’artista nel processo di simbolizzazione del proprio vissuto, e dall’altra fornisce all’osservatore uno strumento potente con il quale intraprendere un cammino che lo condurrà, grazie alla catartica immedesimazione della propria anima col messaggio delle opere, ad autoripararsi e infine a riconoscersi. L’iconografia di Elvira Gatti rivela, seppur nell’individualità compositiva di ciascuna opera, un grado di coesione che permette di identificare un nucleo di idee ricorrenti. Ritroviamo, ad esempio, il concetto dell’eterna rinascita, simboleggiata dalle farfalle, dalle api e dalla rondine (ma anche dal loto), animali che richiamano, inoltre, gli aspetti femminili della vita, la fecondità, l’anima, la purezza e la leggerezza, e infine l’ideale del viaggio e della rinascita, ognuna tuttavia con sfumature di significato diverse: le farfalle evocano la caducità della vita materiale e la metamorfosi, e assumono qui il ruolo di sorelle capaci di elevarci e sostenerci nel percorso di crescita e rigenerazione; le api rammentano il nutrimento per l’anima e l’operosità necessaria per salire la scala dell’evoluzione spirituale (entrambe simboleggiate, altrove, dall’Asso di Coppe), e vengono poste dalla Gatti su quello che le tradizioni orientali chiamano Anahata, o chakra del cuore; la rondine, infine, sollecita la coscienza a liberare l’anima, spesso sacrificata ai dettami della vita quotidiana, con i suoi illusori appagamenti ma anche con i pregiudizi che guidano molte delle nostre azioni e allo stesso tempo ci ingabbiano, e che la Gatti rappresenta con dolorosissimi rami spinosi, fili e reti metalliche. Troviamo poi simboli come l’Esagramma, composto da due triangoli intersecati e con i vertici opposti, segno cabalistico che rappresenta l’unione tra il cielo (il divino) e la terra (la vita materiale), e concetto chiave delle tradizioni filosofiche orientali, in particolare induiste e taoiste. Le rappresentazioni dell’Esagramma rintracciate in antichi templi induisti indicano il perfetto stato meditativo e di equilibrio tra l’essere umano e il divino, tra le forze di manifestazione e liberazione, attraverso il quale raggiungere l’illuminazione. Equilibrio che le donne di Elvira Gatti mostrano di ricercare o aver raggiunto, ognuna secondo la propria natura. Molte sarebbe le altre considerazioni di natura spirituale, simbolica, estetica e tecnica che l’arte di Elvira Gatti meriterebbe; sta di fatto che la fruizione delle opere di questa talentuosa artista non può avvenire attraverso uno sguardo veloce o una semplice ammirazione. L’arte di Elvira Gatti chiede, generosa, all’osservatore di spogliarsi della materialità, di lasciare che il velo dell’illusione cada, affinché la propria anima possa vibrare simpateticamente con l’anima dell’artista, e così facendo, condividere con lei parte del meraviglioso viaggio alla riscoperta della propria essenza.

Tutte le opere di Elvira Gatti

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